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Versione: Riveduta 1927 (pubblico dominio)

Salmo 41

Beato colui che si dà pensiero del povero! nel giorno della sventura l’Eterno lo libererà.

Il Salmo 41 comincia con “Beato colui che si dà pensiero del povero!” ed è la preghiera di un malato circondato da falsi amici. Gesù applicò il versetto 9 al tradimento di Giuda, e il salmo chiude il primo libro dei Salmi con “Amen! Amen!”.

Testo biblico

1 Per il Capo de’ musici. Salmo di Davide. Beato colui che si dà pensiero del povero! nel giorno della sventura l’Eterno lo libererà.

2 L’Eterno lo guarderà e lo manterrà in vita; egli sarà reso felice sulla terra, e tu non lo darai in balìa de’ suoi nemici.

3 L’Eterno lo sosterrà quando sarà nel letto della infermità; tu trasformerai interamente il suo letto di malattia.

4 Io ho detto: O Eterno, abbi pietà di me; sana l’anima mia, perché ho peccato contro a te.

5 I miei nemici mi augurano del male, dicendo: Quando morrà? e quando perirà il suo nome?

6 E se un di loro viene a vedermi, parla con menzogna: il suo cuore intanto ammassa iniquità dentro di sé; appena uscito, egli parla.

7 Tutti quelli che m’odiano bisbiglian fra loro contro a me; contro a me macchinano del male.

8 Un male incurabile, essi dicono, gli s’è attaccato addosso; ed ora che giace, non si rileverà mai più.

9 Perfino l’uomo col quale vivevo in pace, nel quale confidavo, che mangiava il mio pane, ha alzato il calcagno contro a me.

10 Ma tu, o Eterno, abbi pietà di me e rialzami, ed io renderò loro quel che si meritano.

11 Da questo io riconoscerò che tu mi gradisci, se il mio nemico non trionferà di me.

12 Quanto a me, tu mi sostieni nella mia integrità e mi stabilisci nel tuo cospetto in perpetuo.

13 Sia benedetto l’Eterno, l’Iddio d’Israele, di secolo in secolo. Amen! Amen!

Testo originale

1 לַמְנַצֵּחַ מִזְמוֹר לְדָוִד׃ 2 אַשְׁרֵי מַשְׂכִּיל אֶל־דָּל בְּיוֹם רָעָה יְמַלְּטֵהוּ יְהֹוָה׃ 3 יְהֹוָה יִשְׁמְרֵהוּ וִיחַיֵּהוּ (יאשר) [וְאֻשַּׁר] בָּאָרֶץ וְאַל־תִּתְּנֵהוּ בְּנֶפֶשׁ אֹיְבָיו׃ 4 יְהֹוָה יִסְעָדֶנּוּ עַל־עֶרֶשׂ דְּוָי כׇּל־מִשְׁכָּבוֹ הָפַכְתָּ בְחׇלְיוֹ׃ 5 אֲנִי־אָמַרְתִּי יְהֹוָה חׇנֵּנִי רְפָאָה נַפְשִׁי כִּי־חָטָאתִי לָךְ׃ 6 אוֹיְבַי יֹאמְרוּ רַע לִי מָתַי יָמוּת וְאָבַד שְׁמוֹ׃ 7 וְאִם־בָּא לִרְאוֹת שָׁוְא יְדַבֵּר לִבּוֹ יִקְבׇּץ־אָוֶן לוֹ יֵצֵא לַחוּץ יְדַבֵּר׃ 8 יַחַד עָלַי יִתְלַחֲשׁוּ כׇּל־שֹׂנְאָי עָלַי יַחְשְׁבוּ רָעָה לִי׃ 9 דְּבַר־בְּלִיַּעַל יָצוּק בּוֹ וַאֲשֶׁר שָׁכַב לֹא־יוֹסִיף לָקוּם׃ 10 גַּם־אִישׁ שְׁלוֹמִי אֲשֶׁר־בָּטַחְתִּי בוֹ אוֹכֵל לַחְמִי הִגְדִּיל עָלַי עָקֵב׃ 11 וְאַתָּה יְהֹוָה חׇנֵּנִי וַהֲקִימֵנִי וַאֲשַׁלְּמָה לָהֶם׃ 12 בְּזֹאת יָדַעְתִּי כִּי־חָפַצְתָּ בִּי כִּי לֹא־יָרִיעַ אֹיְבִי עָלָי׃ 13 וַאֲנִי בְּתֻמִּי תָּמַכְתָּ בִּי וַתַּצִּיבֵנִי לְפָנֶיךָ לְעוֹלָם׃ 14 בָּרוּךְ יְהֹוָה אֱלֹהֵי יִשְׂרָאֵל מֵהָעוֹלָם וְעַד הָעוֹלָם אָמֵן וְאָמֵן׃

Ashrei maskil el-dal; beyom ra’ah yemalletehu Adonai.

Versione semplificata

v. 1–3 Felice chi si prende cura del debole: Dio si prende cura di lui nel giorno difficile e lo sostiene quando è malato.

v. 4 Signore, abbi pietà di me e guariscimi, perché ho peccato contro di te.

v. 5–9 I miei nemici aspettano la mia morte; chi viene a trovarmi dice menzogne e poi sparge voci. Perfino l’amico che mangiava con me si è rivoltato contro di me.

v. 10–12 Ma tu, Signore, rialzami. So che sei con me, perché il nemico non ha vinto.

v. 13 Benedetto sia il Signore per sempre. Amen.

Contesto storico

Fine del Libro I. Il libro dei Salmi è diviso in cinque libri, e il Salmo 41 è l’ultimo del primo (Salmi 1–41). Il versetto 13 è la dossologia che chiude questa raccolta; formule simili chiudono i Salmi 72, 89 e 106.

Un malato e i suoi visitatori. Il salmista è a letto (vv. 3 e 8) e legge la malattia alla luce del proprio peccato (v. 4). I visitatori non portano conforto: osservano, diffondono notizie e aspettano la fine (vv. 5–8).

Inizio e fine. Il Libro I si apre con la parola ebraica ashrei, “beato”, nel Salmo 1, e il Salmo 41 comincia con la stessa parola. Molti studiosi vi vedono una cornice voluta attorno alla raccolta.

Spiegazione

Beato chi guarda al debole

Il salmo si apre con una beatitudine: “Beato colui che si dà pensiero del povero! nel giorno della sventura l’Eterno lo libererà.” La parola ebraica dal indica qualcuno debole, povero o abbattuto, e il verbo maskil suggerisce un’attenzione meditata, non un’elemosina frettolosa. Chi si prende cura del debole trova Dio che si prende cura di lui: “L’Eterno lo sosterrà quando sarà nel letto della infermità”.

Una guarigione che comincia da dentro

Nel versetto 4 la richiesta di guarigione arriva insieme a una confessione: “sana l’anima mia, perché ho peccato contro a te”. Il salmista non discute se la malattia sia un castigo; porta a Dio il corpo e la coscienza nello stesso tempo.

Il tradimento dell’amico

Il punto più doloroso è il versetto 9: “Perfino l’uomo col quale vivevo in pace, nel quale confidavo, che mangiava il mio pane, ha alzato il calcagno contro a me.” Mangiare il pane di qualcuno era segno di alleanza e di fiducia. Nell’Ultima Cena Gesù cita questo versetto annunciando il tradimento di Giuda (Giovanni 13,18).

Davanti a Dio per sempre

Il finale non descrive una guarigione completa, ma una presenza: “mi stabilisci nel tuo cospetto in perpetuo”. La dossologia del versetto 13, con il suo “Amen! Amen!”, chiude il salmo e il primo libro del Salterio.

Come lo legge ogni tradizione

Cattolica

Nella numerazione della Vulgata è il Salmo 40, Beatus qui intellegit super egenum et pauperem. La Chiesa legge il versetto 9 alla luce della Passione, seguendo Gesù stesso in Giovanni 13,18, e la beatitudine iniziale è un richiamo alla cura dei poveri e dei malati.

Protestante

Per i lettori evangelici, il salmo unisce due promesse: la benedizione per chi si prende cura dei deboli e la certezza che Dio sostiene il malato. L’uso che Gesù fa del versetto 9 in Giovanni 13,18 è letto come compimento della Scrittura nella storia del tradimento.

Ebraica

Il Talmud usa il primo versetto per parlare della visita ai malati: chi visita un malato è risparmiato dalla punizione della Geenna, perché è scritto “Beato colui che si dà pensiero del povero! nel giorno della sventura l’Eterno lo libererà”. In questa lettura il dal è il malato (Nedarim 40a).

Accademica

Gli studiosi discutono il genere: rendimento di grazie, in cui il salmista racconta la preghiera fatta durante la malattia (“Io ho detto”, v. 4), o lamentazione individuale. La beatitudine iniziale ha un tono sapienziale. La dossologia del versetto 13 è per lo più considerata un’aggiunta redazionale che segna la fine del Libro I, e non parte del poema originario.

Ogni lettura è attribuita alla tradizione che la sostiene. VersePath non prende posizione.

Per riflettere

Il salmo chiede due sguardi: verso il debole che ti sta vicino e dentro te stesso. Chi ha bisogno oggi della tua attenzione? E che cosa devi portare a Dio, oltre a ciò che fa male nel corpo?

Curiosità

  • Nel versetto 9 l’ebraico dice letteralmente “l’uomo della mia pace” (ish shelomi), qualcuno legato da un’alleanza; la Riveduta rende “l’uomo col quale vivevo in pace”.
  • Nel versetto 8 il “male incurabile” è, in ebraico, una “cosa di Belial” (devar beliyya’al).
  • I Salmi 41, 72, 89 e 106 terminano con dossologie che dividono il Salterio in cinque libri, numero che la tradizione ebraica accosta ai cinque libri di Mosè.

Domande frequenti

Che cosa significa il Salmo 41?

È la preghiera di un malato che confida in Dio di fronte alla malattia, ai nemici e al tradimento di un amico. Comincia con una benedizione per chi si prende cura dei deboli.

Il Salmo 41 parla di Giuda?

Il salmo è molto più antico, ma Gesù applicò il versetto 9, sull’amico che mangiava il suo pane, al tradimento di Giuda (Giovanni 13,18).

Perché il Salmo 41 finisce con “Amen! Amen!”?

Perché il versetto 13 è la dossologia che chiude il primo dei cinque libri dei Salmi.

Quando pregare il Salmo 41?

Nella malattia, quando si visita un malato o si attraversa un tradimento, chiedendo guarigione per il corpo e per l’anima.