Curiosità sulla Bibbia
I frutti dello Spirito Santo: quali sono e che cosa significa ciascuno
Il frutto dello Spirito è l’elenco delle qualità che, secondo l’apostolo Paolo in Galati 5,22–23, lo Spirito Santo produce in chi crede: amore, gioia, pace, longanimità (pazienza), benignità, bontà, fedeltà, dolcezza (mitezza) e temperanza (dominio di sé). Sono nove, e Paolo usa la parola «frutto» al singolare, come un tutto. La tradizione cattolica, seguendo la Vulgata, ne elenca dodici.
Quali sono i frutti dello Spirito Santo?
L’elenco si trova nella lettera di Paolo ai Galati:
Il frutto dello Spirito, invece, è amore, allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza; contro tali cose non c’è legge.
Che cosa significa ogni frutto dello Spirito?
- Amore (agapē): l’amore che cerca il bene dell’altro, anche senza contraccambio. Apre l’elenco e riassume tutti gli altri.
- Gioia (chara): una gioia che non dipende solo dalle circostanze; Paolo ne parla perfino dal carcere (Filippesi 4,4).
- Pace (eirēnē): riconciliazione con Dio e con gli altri, non solo assenza di conflitto.
- Longanimità (makrothymia): sopportare le persone e le attese senza perdere la calma.
- Benignità (chrēstotēs): gentilezza, un modo affettuoso di trattare gli altri.
- Bontà (agathōsynē): fare il bene in modo attivo e generoso.
- Fedeltà (pistis): essere affidabili e costanti; la stessa parola significa «fede».
- Dolcezza o mitezza (prautēs): forza sotto controllo, fermezza senza aggressività.
- Temperanza (enkrateia): dominio di sé su desideri e impulsi.
Perché «frutto» e non «frutti»?
In greco Paolo scrive karpos, al singolare. Molti interpreti intendono le nove qualità non come voci separate da scegliere, ma come un unico frutto con molte facce, come gli spicchi di un’arancia. Il contrasto con i versetti precedenti lo conferma: le «opere della carne» (Galati 5,19–21) sono al plurale.
Che differenza c’è tra frutti e doni dello Spirito?
I doni dello Spirito (come profezia, guarigione o lingue in 1 Corinzi 12) sono capacità distribuite in modo diverso a ciascuno per servire la comunità. Il frutto è il carattere che ci si attende da tutti. Per questo, subito dopo aver parlato dei doni, Paolo scrive il celebre inno alla carità (1 Corinzi 13): senza il frutto, i doni perdono senso.
Perché la tradizione cattolica parla di dodici frutti?
Perché la Vulgata, la traduzione latina di san Girolamo, riporta un elenco più lungo. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1832) ne elenca dodici: carità, gioia, pace, pazienza, longanimità, bontà, benevolenza, mitezza, fedeltà, modestia, continenza e castità. I testi greci più antichi ne riportano nove.
Come ogni tradizione vede il frutto dello Spirito
- Cattolici: i frutti sono «perfezioni che plasma in noi lo Spirito Santo come primizie della gloria eterna» e accompagnano i sette doni dello Spirito ricevuti nella cresima.
- Ortodossi: il frutto è segno della theosis, la trasformazione della persona per grazia. Serafino di Sarov diceva che lo scopo della vita cristiana è «l’acquisizione dello Spirito Santo».
- Protestanti: il frutto è il criterio di una vita guidata dallo Spirito, più delle manifestazioni straordinarie.
Lo Spirito Santo è lo stesso che si celebra a Pentecoste.
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Domande frequenti
Quali sono i 9 frutti dello Spirito Santo?
Amore, gioia, pace, longanimità, benignità, bontà, fedeltà, dolcezza e temperanza (Galati 5,22–23).
Dove si trovano i frutti dello Spirito nella Bibbia?
In Galati 5,22–23, nella lettera dell’apostolo Paolo alle chiese della Galazia.
Sono 9 o 12 i frutti dello Spirito Santo?
Il testo greco ne riporta nove. La tradizione cattolica, seguendo la Vulgata latina, ne elenca dodici.
Che differenza c’è tra frutti e doni dello Spirito?
I doni sono capacità date a ciascuno per servire; i frutti sono il carattere che lo Spirito forma in tutti i credenti.