Versione: Riveduta 1927 (pubblico dominio)
Geremia 29,11
Poiché io so i pensieri che medito per voi, dice l’Eterno: pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza.
Geremia 29,11 è la promessa di Dio di «pensieri di pace e non di male», scritta in una lettera ai giudei esiliati a Babilonia: dopo settant’anni avrebbero avuto un avvenire e una speranza.
Testo biblico
10 Poiché così parla l’Eterno: Quando settant’anni saranno compiuti per Babilonia, io vi visiterò e manderò ad effetto per voi la mia buona parola, facendovi tornare in questo luogo.
11 Poiché io so i pensieri che medito per voi, dice l’Eterno: pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza.
12 Voi m’invocherete, verrete a pregarmi e io v’esaudirò.
13 Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore;
14 e io mi lascerò trovare da voi, dice l’Eterno, e vi farò tornare dalla vostra cattività; vi raccoglierò di fra tutte le nazioni e da tutti i luoghi dove vi ho cacciati, dice l’Eterno; e vi ricondurrò nel luogo donde vi ho fatti andare in cattività.
Testo originale
Ki anokhi yada’ti et-hamachashavot asher anokhi choshev aleikhem, ne’um Adonai: machshevot shalom velo lera’ah, latet lakhem acharit vetikvah.
Contesto storico
Una lettera per l’esilio. Nel 597 a.C. il re Ioiachin e parte dell’élite di Giuda furono deportati a Babilonia. Geremia, rimasto a Gerusalemme, inviò loro una lettera (Geremia 29,1–3).
Contro le false speranze. Profeti come Anania annunciavano il ritorno entro due anni (Geremia 28). Geremia dice il contrario: costruite case, piantate giardini, sposatevi e «cercate il bene della città» (v. 7), perché l’esilio durerà settant’anni (v. 10).
La promessa arriva dopo. Solo dopo questo avvertimento severo viene il versetto 11: Dio ha «pensieri di pace» e un futuro per il suo popolo.
Spiegazione
«Io so i pensieri»
Il versetto si apre con Dio che afferma di conoscere i propri progetti. Mentre il popolo non capiva ciò che stava accadendo, la sicurezza non veniva dal capire, ma da chi faceva i progetti.
Pace, non male
La parola ebraica è shalom: non solo assenza di guerra, ma benessere completo. È la stessa parola del versetto 7, tradotta «il bene della città».
Un avvenire e una speranza
L’espressione acharit vetikvà significa «un avvenire e una speranza», letteralmente «una fine e una speranza». La promessa guarda alla fine dell’esilio, non a una soluzione immediata.
«Voi», al plurale
In ebraico il «voi» è plurale. La promessa era rivolta al popolo nel suo insieme. Molti la applicano alla vita personale, ma il testo parla a una comunità che avrebbe atteso per decenni.
Leggi anche
Come lo legge ogni tradizione
Protestante
È uno dei versetti più citati nel mondo evangelico, su biglietti di auguri e messaggi di incoraggiamento. Molti pastori ricordano che va letto insieme ai versetti 10 e 12–13: la promessa comprende l’attesa e una ricerca di Dio «con tutto il vostro cuore».
Ebraica
Nella lettura ebraica il capitolo fonda un atteggiamento verso la diaspora: vivere bene dove ci si trova e pregare per la città (v. 7), senza perdere la speranza del ritorno. Nel libro di Daniele (9,2) Daniele medita proprio i «settant’anni» di Geremia.
Accademica
Gli studiosi datano la lettera poco dopo la prima deportazione (597 a.C.). I «settant’anni» sono letti come cifra tonda per un’intera vita o come la durata approssimativa del dominio babilonese (c. 609–539 a.C.). Il testo greco di Geremia (Settanta) è più breve dell’ebraico e ordina il libro in modo diverso.
Ogni lettura è attribuita alla tradizione che la sostiene. VersePath non prende posizione.
Per riflettere
La promessa del versetto 11 è arrivata insieme a un compito: costruire case e cercare il bene della città in cui ci si trovava. Mentre aspetti che qualcosa cambi, che cosa puoi «costruire» e «piantare» là dove sei adesso?
Curiosità
- La lettera di Geremia fu portata a Babilonia da due messaggeri, Elasa e Ghemaria (Geremia 29,3).
- Il «voi» del versetto è plurale in ebraico: la promessa riguardava tutto il popolo.
- Nella Riveduta la stessa parola shalom è resa «bene» al versetto 7 e «pace» al versetto 11.
- Il libro di Geremia è uno dei più lunghi della Bibbia per numero di parole.
Domande frequenti
Che cosa significa Geremia 29,11?
Che Dio aveva pensieri di pace per il popolo esiliato e gli prometteva un avvenire pieno di speranza, anche dopo una lunga attesa.
A chi era rivolto Geremia 29,11?
Ai giudei deportati a Babilonia nel 597 a.C., in una lettera inviata dal profeta Geremia.
Geremia 29,11 è una promessa per me?
Era rivolta al popolo d’Israele. Ebrei e cristiani lo leggono anche come espressione del carattere di Dio, che ha progetti di bene per chi lo cerca (v. 12–13).
Che cosa sono i settant’anni di Geremia 29,10?
La durata dell’esilio prima del ritorno. Forse una cifra tonda per un’intera generazione, o il periodo dell’impero babilonese.