Home » Bibbia » Filippesi » Filippesi 4 » Filippesi 4,13

Versione: Riveduta 1927 (pubblico dominio)

Filippesi 4,13

Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica.

Filippesi 4,13 («Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica») non è una promessa di successo in ogni progetto: Paolo, in prigione, parla della forza di vivere contento sia nella fame sia nell’abbondanza.

Testo biblico

10 Or io mi sono grandemente rallegrato nel Signore che finalmente avete fatto rinverdire le vostre cure per me; ci pensavate sì, ma vi mancava l’opportunità.

11 Non lo dico perché io mi trovi in bisogno; giacché ho imparato ad esser contento nello stato in cui mi trovo.

12 Io so essere abbassato e so anche abbondare; in tutto e per tutto sono stato ammaestrato ad esser saziato e ad aver fame; ad esser nell’abbondanza e ad esser nella penuria.

13 Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica.

14 Nondimeno avete fatto bene a prender parte alla mia afflizione.

Testo originale

πάντα ἰσχύω ἐν τῷ ἐνδυναμοῦντί με.

Panta ischyō en tō endynamounti me.

Contesto storico

Una lettera dal carcere. Paolo scrive in catene (Filippesi 1,13), probabilmente a Roma intorno al 60–62 d.C. La chiesa di Filippi gli aveva mandato un dono tramite Epafrodito (4,18).

Un biglietto di ringraziamento. I versetti 10–20 sono un ringraziamento. Paolo si rallegra dell’aiuto, ma precisa di non dipenderne: «ho imparato ad esser contento nello stato in cui mi trovo» (v. 11).

Fame e abbondanza. Il versetto 12 descrive i due estremi: essere saziato e avere fame, essere nell’abbondanza e nella penuria. In questo contesto arriva il versetto 13.

Spiegazione

«Ogni cosa»

Nel contesto, «ogni cosa» sono le situazioni del versetto 12: abbondanza e penuria, sazietà e fame. Paolo non dice che può ottenere tutto ciò che vuole, ma che può attraversare tutto ciò che arriva.

«Sono stato ammaestrato»

Nel versetto 12, il verbo greco memyēmai viene dal linguaggio dei culti misterici: «sono stato iniziato». La contentezza è presentata come qualcosa che si impara.

«In Colui che mi fortifica»

La forza non viene da Paolo stesso, ma da qualcuno che lo fortifica di continuo (il verbo è al presente). Come i manoscritti greci più antichi, la Riveduta non nomina qui Cristo; altre versioni aggiungono «in Cristo».

Una lettura diffusa, e una cautela

Il versetto è molto usato da sportivi e in messaggi motivazionali. Leggerlo nel contesto non gli toglie forza, ma sposta l’accento: parla di perseveranza e contentezza, non di vittoria garantita.

Leggi anche

Come lo legge ogni tradizione

Cattolica

Nella liturgia cattolica, Filippesi 4,12–14.19–20 si legge nella XXVIII domenica del Tempo ordinario (anno A). La tradizione spirituale cattolica collega il versetto alla grazia: la forza per il bene viene da Dio e coopera con la libertà umana.

Protestante

È uno dei versetti più popolari nel mondo evangelico, su magliette, tatuaggi e nei messaggi degli sportivi. Molti predicatori insistono nel leggerlo insieme al versetto 11: il «segreto» di Paolo è la contentezza in Cristo, non la garanzia del successo.

Ortodossa

Nella tradizione ortodossa, Filippesi 4 è molto noto perché i versetti 4–9 («rallegratevi sempre nel Signore») sono l’epistola della Domenica delle Palme. La forza di cui parla Paolo è letta come frutto dell’unione con Cristo.

Accademica

La parola tradotta «contento» (v. 11) è autarkēs, termine chiave della filosofia stoica per l’autosufficienza. Paolo riprende quel vocabolario ma ne cambia la fonte: la sufficienza non è in sé stesso, ma «in Colui che mi fortifica». Il luogo della prigionia (Roma, Efeso o Cesarea) è discusso.

Ogni lettura è attribuita alla tradizione che la sostiene. VersePath non prende posizione.

Per riflettere

Paolo dice di aver imparato a essere contento. In quale ambito della tua vita sei oggi in questa scuola: nella mancanza o nell’abbondanza? Leggi insieme i versetti 11–13 prima di citare il 13 da solo.

Curiosità

  • Nel testo greco critico il versetto ha solo sei parole: panta ischyō en tō endynamounti me.
  • La parola «Cristo» manca nei manoscritti più antichi; fu aggiunta in copie successive ed entrò nel Textus Receptus.
  • Filippi fu la prima città d’Europa in cui Paolo fondò una chiesa (Atti 16).
  • È uno dei versetti più tatuati e stampati al mondo.

Domande frequenti

Che cosa significa Filippesi 4,13?

Che Paolo, in prigione e dipendente dall’aiuto altrui, aveva imparato a vivere bene in ogni situazione, affamato o sazio, perché Dio lo fortificava.

Filippesi 4,13 significa che posso riuscire in tutto?

Nel contesto, no. «Ogni cosa» sono le situazioni di abbondanza e di bisogno del versetto 12. L’accento è sulla forza di perseverare, non sulla garanzia del successo.

Perché alcune Bibbie dicono «in Cristo» e altre no?

Perché i manoscritti greci più antichi dicono solo «in Colui che mi fortifica». «Cristo» compare in copie più tarde.

Dove si trovava Paolo quando scrisse ai Filippesi?

In prigione, come dice lui stesso (1,13). La tradizione indica Roma; alcuni studiosi propongono Efeso o Cesarea.