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Versione: Riveduta 1927 (pubblico dominio)

Salmo 121

Io alzo gli occhi ai monti… Donde mi verrà l’aiuto?

Il Salmo 121 è un canto del pellegrino: davanti ai monti, chi cammina si chiede da dove verrà l’aiuto e risponde che viene dal Signore, il custode che non dorme e protegge l’uscire e l’entrare.

Testo biblico

1 Canto dei pellegrinaggi. Io alzo gli occhi ai monti… Donde mi verrà l’aiuto?

2 Il mio aiuto vien dall’Eterno che ha fatto il cielo e la terra.

3 Egli non permetterà che il tuo piè vacilli; colui che ti protegge non sonnecchierà.

4 Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà né dormirà.

5 L’Eterno è colui che ti protegge; l’Eterno è la tua ombra; egli sta alla tua destra.

6 Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte.

7 L’Eterno ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà l’anima tua.

8 L’Eterno proteggerà il tuo uscire e il tuo entrare da ora in eterno.

Testo originale

1 שִׁיר לַמַּעֲלוֹת אֶשָּׂא עֵינַי אֶל־הֶהָרִים מֵאַיִן יָבֹא עֶזְרִי׃ 2 עֶזְרִי מֵעִם יְהֹוָה עֹשֵׂה שָׁמַיִם וָאָרֶץ׃ 3 אַל־יִתֵּן לַמּוֹט רַגְלֶךָ אַל־יָנוּם שֹׁמְרֶךָ׃ 4 הִנֵּה לֹא־יָנוּם וְלֹא יִישָׁן שׁוֹמֵר יִשְׂרָאֵל׃ 5 יְהֹוָה שֹׁמְרֶךָ יְהֹוָה צִלְּךָ עַל־יַד יְמִינֶךָ׃ 6 יוֹמָם הַשֶּׁמֶשׁ לֹא־יַכֶּכָּה וְיָרֵחַ בַּלָּיְלָה׃ 7 יְהֹוָה יִשְׁמׇרְךָ מִכׇּל־רָע יִשְׁמֹר אֶת־נַפְשֶׁךָ׃ 8 יְהֹוָה יִשְׁמׇר־צֵאתְךָ וּבוֹאֶךָ מֵעַתָּה וְעַד־עוֹלָם׃

v. 1: Shir lama’alot. Esa einai el heharim, me’ayin yavo ezri?

Versione semplificata

v. 1–2 Guardo le montagne e mi chiedo: chi mi aiuterà? Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra.

v. 3–4 Non ti lascerà inciampare. Chi ti protegge non si appisola; il custode d’Israele non dorme mai.

v. 5–6 Il Signore è colui che ti protegge, come un’ombra al tuo fianco. Né il sole di giorno né la luna di notte ti faranno del male.

v. 7–8 Il Signore ti custodirà da ogni male e veglierà sulla tua vita. Protegge le tue partenze e i tuoi ritorni, da ora e per sempre.

Contesto storico

Un «canto delle ascensioni». Il Salmo 121 fa parte di una raccolta di quindici salmi (dal 120 al 134) intitolati shir hamaalot, «canto delle salite». L’interpretazione più comune è che li cantassero i pellegrini che salivano a Gerusalemme per le feste (la Riveduta traduce «Canto dei pellegrinaggi»).

I monti. Gerusalemme si trova in una zona montuosa. Per il viandante i monti potevano significare pericolo (briganti, fatica) oppure la meta del viaggio, il monte Sion.

Struttura. I versetti 1–2 sono in prima persona («il mio aiuto»); dal versetto 3 un’altra voce risponde in seconda persona («colui che ti protegge»), come una benedizione di congedo.

Spiegazione

La domanda (v. 1–2)

Il salmo si apre con una domanda sincera: «Donde mi verrà l’aiuto?». La risposta non indica i monti, ma chi li ha fatti: «l’Eterno che ha fatto il cielo e la terra».

Il custode che non dorme (v. 3–4)

All’epoca si parlava di dèi che dormivano o si assentavano (si veda l’ironia di Elia in 1 Re 18,27). Il salmo afferma il contrario: colui che protegge Israele «non sonnecchierà né dormirà».

Ombra contro il sole e la luna (v. 5–6)

Per chi viaggiava a piedi il sole cocente era un pericolo reale, e la luna era associata ai mali notturni. L’«ombra alla tua destra» è una protezione costante, accanto a chi cammina.

Uscire ed entrare (v. 7–8)

«Uscire ed entrare» è un modo ebraico per dire tutta la vita: l’inizio e la fine del viaggio, il lavoro e il riposo, ogni giorno.

Leggi anche

Come lo legge ogni tradizione

Cattolica

Nella numerazione della Vulgata è il Salmo 120 («Levavi oculos meos in montes»). Si prega nella Liturgia delle Ore ed è molto usato nelle preghiere per i viaggiatori, i pellegrini e i malati.

Protestante

Nel mondo protestante è noto come «il salmo del viaggiatore» e si legge spesso nei congedi e negli invii missionari. La versione metrica scozzese «I to the hills will lift mine eyes» è diventata un inno molto cantato.

Ortodossa

Nella tradizione ortodossa (numerazione greca: Salmo 120) fa parte del 18º kathisma del Salterio, formato dai canti delle ascensioni (salmi 119–133 dei Settanta), letto ai Vespri.

Ebraica

In molte comunità ebraiche i salmi dal 120 al 134 si recitano nei pomeriggi di Shabbat in inverno. Il Salmo 121 si prega anche per chi viaggia e per i malati, e secondo alcune usanze si pone accanto alle partorienti e ai neonati come preghiera di protezione.

Accademica

Il titolo «canto delle salite» ha due spiegazioni principali: i pellegrinaggi a Gerusalemme oppure i quindici gradini del tempio sui quali, secondo la Mishnà (Sukkà 5,4), cantavano i leviti. Il verbo shamar (custodire) compare sei volte nei versetti 3–8 e dà unità al poema.

Ogni lettura è attribuita alla tradizione che la sostiene. VersePath non prende posizione.

Per riflettere

Il salmo non nasconde la domanda «da dove verrà il mio aiuto?». Prima di una partenza importante (un viaggio, una conversazione difficile, un nuovo lavoro), leggi ad alta voce i versetti 7 e 8 sostituendo «tuo» con «mio».

Curiosità

  • Il Salmo 121 è l’unico della raccolta intitolato shir lamaalot (con una lettera diversa); gli altri quattordici dicono shir hamaalot.
  • Il verbo «custodire» ricorre sei volte in soli sei versetti.
  • La Riveduta traduce sempre con «proteggere», conservando la ripetizione dell’ebraico.
  • Include anche il titolo «Canto dei pellegrinaggi» nel versetto 1.

Domande frequenti

Che cosa significa il Salmo 121?

È una preghiera di fiducia: l’aiuto non viene dai monti né dalle forze umane, ma da Dio, che custodisce la persona giorno e notte.

Perché il Salmo 121 è un «canto delle ascensioni»?

Perché appartiene ai salmi dal 120 al 134, cantati probabilmente dai pellegrini che salivano a Gerusalemme o sui gradini del tempio.

Chi ha scritto il Salmo 121?

Il salmo non indica l’autore. Fa parte di una raccolta usata nei pellegrinaggi al tempio di Gerusalemme.

Quando pregare il Salmo 121?

Tradizionalmente si prega prima dei viaggi, nei momenti di insicurezza e per i malati, chiedendo la protezione di Dio.