Versione: Riveduta 1927 (pubblico dominio)
Salmo 7
O Eterno, Dio mio, io mi confido in te; salvami da tutti quelli che mi perseguitano, e liberami;
Il Salmo 7 è la preghiera di chi è accusato ingiustamente: “O Eterno, Dio mio, io mi confido in te; salvami da tutti quelli che mi perseguitano”. Davide chiede a Dio di giudicare la sua causa e termina con la lode: “salmeggerò al nome dell’Eterno, dell’Altissimo”.
Testo biblico
1 Shiggaion di Davide ch’egli cantò all’Eterno, a proposito delle parole di Cush, beniaminita. O Eterno, Dio mio, io mi confido in te; salvami da tutti quelli che mi perseguitano, e liberami;
2 che talora il nemico, come un leone, non sbrani l’anima mia lacerandola, senza che alcuno mi liberi.
3 O Eterno, Dio mio, se ho fatto questo, se v’è perversità nelle mie mani,
4 se ho reso mal per bene a chi viveva meco in pace (io che ho liberato colui che m’era nemico senza cagione),
5 perseguiti pure il nemico l’anima mia e la raggiunga, e calpesti al suolo la mia vita, e stenda la mia gloria nella polvere. Sela.
6 Lèvati, o Eterno, nell’ira tua, innalzati contro i furori de’ miei nemici, e dèstati in mio favore.
7 Tu hai ordinato il giudicio. Ti circondi l’assemblea de’ popoli, e ponti a sedere al di sopra d’essa in luogo elevato.
8 L’Eterno giudica i popoli; giudica me, o Eterno, secondo la mia giustizia e la mia integrità.
9 Deh, venga meno la malvagità de’ malvagi, ma stabilisci il giusto; poiché sei l’Iddio giusto che prova i cuori e le reni.
10 Il mio scudo è in Dio, che salva i diritti di cuore.
11 Iddio è un giusto giudice, un Dio che s’adira ogni giorno.
12 Se il malvagio non si converte egli aguzzerà la sua spada; egli ha teso l’arco suo e lo tien pronto;
13 dispone contro di lui strumenti di morte; le sue frecce le rende infocate.
14 Ecco, il malvagio è in doglie per produrre iniquità. Egli ha concepito malizia e partorisce menzogna.
15 Ha scavato una fossa e l’ha resa profonda, ma è caduto nella fossa che ha fatta.
16 La sua malizia gli ritornerà sul capo, e la sua violenza gli scenderà sulla testa.
17 Io loderò l’Eterno per la sua giustizia, e salmeggerò al nome dell’Eterno, dell’Altissimo.
Testo originale
Shiggayon leDavid… Adonai Elohai, becha chasiti; hoshi’eni mikol rodfai vehatsileni.
Versione semplificata
v. 1–2 Signore, mi rifugio in te. Liberami da chi mi perseguita, prima che mi sbranino come un leone.
v. 3–5 Se ho fatto il male di cui mi accusano, se ho ripagato il bene con il male, allora mi raggiunga il nemico.
v. 6–9 Àlzati, Signore, e giudica. Tu conosci i cuori: metti fine alla malvagità e sostieni il giusto.
v. 10–13 Dio è il mio scudo e un giudice giusto. Chi non si converte trova davanti a sé la sua giustizia.
v. 14–16 Il male ricade su chi lo progetta: chi scava la fossa ci cade dentro.
v. 17 Loderò il Signore, perché è giusto.
Contesto storico
Il titolo. L’intestazione ebraica chiama il salmo shiggaion, parola di senso incerto. Molti la collegano al verbo shagah, “vagare”, e pensano a un canto concitato o dal ritmo irregolare. Nella Riveduta il titolo fa parte del versetto 1; la francese Louis Segond lo conta come versetto a sé, e la sua numerazione è avanti di uno.
Cush, il beniaminita. Secondo il titolo, Davide cantò il salmo a proposito delle parole di un certo Cush, della tribù di Beniamino, che non è identificato altrove nella Bibbia. Saul era beniaminita, come pure Scimei, che maledisse Davide durante la fuga davanti ad Absalom (2 Samuele 16). Per questo molti leggono il salmo sullo sfondo delle accuse venute dalla parte di Saul.
Un giuramento di innocenza. I versetti 3–5 hanno la forma di un giuramento: se ho fatto questo, mi raggiunga il nemico. Era una procedura giuridica dell’antico Israele: chi non aveva testimoni poteva giurare davanti a Dio, nel santuario, e lasciare a lui la sentenza (cfr. 1 Re 8,31–32).
Spiegazione
Il rifugio prima della difesa
Il salmo si apre con la fiducia, non con gli argomenti: “io mi confido in te”. Solo dopo Davide espone la sua causa. L’immagine del leone (v. 2) mostra quanto sia grande la minaccia: senza Dio sarebbe sbranato “senza che alcuno mi liberi”.
Se ho fatto questo
Nei versetti 3–5 il salmista non dice di essere perfetto; si dichiara innocente di quell’accusa. Arriva a mettere in gioco la propria vita: se è colpevole, il nemico “calpesti al suolo la mia vita”. È il coraggio di una coscienza pulita su quel punto. Anche il Salmo 27 parla di falsi testimoni che si levano contro il salmista (v. 12).
Il Dio che prova i cuori
Il versetto 9 chiede la fine della malvagità e il sostegno al giusto, perché Dio è “l’Iddio giusto che prova i cuori e le reni”. In ebraico libot ukhlayot: i reni erano considerati la sede delle emozioni più intime. L’accusato non si appella a un tribunale umano, ma a chi conosce l’interno.
La fossa e chi la scava
I versetti 14–16 descrivono il male come una gravidanza che partorisce solo menzogna, e poi come una trappola: “Ha scavato una fossa e l’ha resa profonda, ma è caduto nella fossa che ha fatta.” La giustizia di Dio appare qui anche come conseguenza: il male ricade su chi lo progetta. Il salmo si chiude con la lode all’Altissimo.
Come lo legge ogni tradizione
Cattolica
Nella numerazione della Vulgata il Salmo 7 mantiene lo stesso numero. La tradizione cristiana vi ha letto la preghiera del giusto perseguitato, e sant’Agostino lo commenta nelle sue Enarrationes in Psalmos. Per il lettore cattolico, il salmo insegna ad affidare il giudizio a Dio e a esaminare la propria coscienza prima di chiedere giustizia.
Protestante
Molti lettori evangelici ricorrono al Salmo 7 nei momenti di calunnia e di ingiustizia: invece di vendicarsi, il salmista consegna la sua causa a Dio, come consiglia Paolo in Romani 12,19. Il versetto 10 riassume questa fiducia: “Il mio scudo è in Dio, che salva i diritti di cuore.”
Ebraica
Il Talmud si chiede chi fosse questo Cush, il beniaminita, e risponde che si tratta di Saul: come il cuscita si distingue per il colore della pelle, così Saul si distingueva per le sue azioni (Moed Katan 16b). In questa lettura il salmo è la risposta di Davide alle persecuzioni del re.
Accademica
La maggior parte dei commentatori classifica il Salmo 7 come lamentazione individuale di un accusato, con un giuramento di innocenza (vv. 3–5) simile a quello di Giobbe 31. L’ebraico presenta passi difficili: nei versetti 12–13 chi affila la spada e tende l’arco può essere Dio o il malvagio stesso, le cui armi si ritorcerebbero allora contro di lui (vv. 15–16). I traduttori scelgono in modi diversi.
Ogni lettura è attribuita alla tradizione che la sostiene. VersePath non prende posizione.
Per riflettere
Essere accusati ingiustamente fa male in un modo particolare. Il salmista non nasconde l’angoscia e non finge che non sia successo nulla, ma non si fa giustizia da sé: consegna la causa a Dio e finisce cantando. C’è oggi una situazione che devi lasciare nelle mani del giusto giudice?
Curiosità
- La parola shiggaion del titolo compare al plurale (shigionot) all’inizio della preghiera di Abacuc (Abacuc 3,1).
- L’ultimo versetto chiama Dio YHWH Elyon (nella Riveduta: “al nome dell’Eterno, dell’Altissimo”), titolo che si trova già in Genesi 14, nell’incontro di Abramo con Melchisedec.
- L’immagine di chi cade nella propria fossa (v. 15) ritorna in Proverbi 26,27 ed Ecclesiaste 10,8 ed è diventata proverbiale in molte lingue.
Domande frequenti
Che cosa significa il Salmo 7?
È la preghiera di chi è accusato ingiustamente, che affida la sua causa a Dio, il giusto giudice, e confida che il male ricadrà su chi lo ha progettato.
Chi ha scritto il Salmo 7 e in quale contesto?
Il titolo lo attribuisce a Davide e lo collega alle parole di Cush, un beniaminita sconosciuto. La tradizione ebraica identifica questo Cush con il re Saul.
Che cos’è uno Shiggaion?
È la parola ebraica del titolo del salmo. Il senso è incerto; probabilmente indica un canto concitato o dal ritmo irregolare.
Quando pregare il Salmo 7?
Nei momenti di calunnia, di accusa ingiusta o di persecuzione, per affidare a Dio la propria causa invece di cercare vendetta.